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di
Chiara Lupi
Uscire
dal perimetro della gestione documentale
e ragionare in ottica di reingegnerizzazione
dei processi collaborativi. Un approccio
un po’ ‘visionary’
– così come gli americani
intendono il termine – per un’azienda
che quando è nata, nel 1995,
aveva un nome che già la proiettava
nel futuro: DocFlow. Allora il workflow,
la gestione dei flussi documentali
così come la intendiamo oggi,
era ancora lontano. Ma il mercato
si è andato affermando nella
direzione esatta che il fondatore
e Presidente dell’azienda Carlo
Petti, aveva disegnato.
Mi
piacerebbe se raccontasse cos’è
l’azienda, oggi, ai nostri lettori…
DocFlow,
più che un’azienda, è
un nucleo di innovazione il cui focus
è l’ottimizzazione dei
processi collaborativi. Siamo 50 professionisti
totalmente dedicati a questa attività
e questo fa di noi uno dei più
significativi competence center su
scala nazionale e, probabilmente,
su scala europea. L’innovazione
di cui siamo portatori è anche
il frutto del confronto con i nostri
clienti, la maggior parte dei quali
medie e grandi aziende, con una forte
propensione alla sperimentazione e
all’innovazione.
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