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UBS
(Italia) Spa |
Vincere le sfide del
mercato con il workflow
di Chiara Lupi - pubblicata
su SISTEMI & IMPRESA N° 6 2007
Migliorare il processo
di apertura dei rapporti
bancari attraverso un workflow predefinito
e automatizzato. È quanto ha realizzato UBS
(Italia) S.p.A. che concentra la propria attività primaria
nel settore del Wealth Management. Oggi la banca,
in forte espansione nel nostro Paese, ha ridotto
i tempi necessari per l’apertura dei conti
del 55%. Un risultato decisamente soddisfacente.
Che UBS ha ottenuto grazie al supporto di
DocFlow. Ne parliamo con Domenico Zivieri,
Director, Head of COO Project Management Office di
UBS (Italia)
S.p.A.
In Italia UBS ha 10 filiali ed è in espansione
nel nostro Paese.
Quali le esigenze?
La nostra sfida è migliorare i processi interni
in modo da ren¬dere più efficiente
la fase di apertura delle relazioni. Fornire
quindi
al nostro client advisor, il profilo che gestisce
la relazione con il cliente, tutti gli
strumenti necessari per ridurre i tempi di
apertura dei
conti.
Una fase delicata. Ci può spiegare?
Il primo approccio che il cliente ha con la
banca è il
momento di apertura della relazione. In un
primo momento il cliente si avvicina a UBS
e il client
advisor approfondisce la sua conoscenza e ne
comprende le esigenze per trovare la soluzioni
adeguate. In questa fase si intraprende una
vera e propria due diligence: la verifica cioè che
siano recepite tutte le informazioni necessarie
all’attivazione del rapporto contrattuale
tra UBS ed il Cliente. Un processo istituzionalizzato
e condiviso con la casa madre. Superata questa
fase, c’è il momento istituzionale
di apertura della relazione che si traduce
nella produzione
della documentazione contrattuale che il cliente
deve sottoscrivere. Nasce così la relazione
ufficiale tra il cliente e la banca.
Quale la criticità in questa
fase?
In un momento di
crescita del gruppo, il nostro obiettivo era far
sì che il client advisor, il Data & Document
Management (DDM - il back office amministrativo)
e le sezioni che si occupano della due diligence,
avessero gli stru¬menti per ottimizzare
la fase di certificazione del rapporto. Quattro
le aree
critiche identificate: il tempo necessa¬rio per
l’apertura conti, l’univocità nell’inserimento
dei da¬ti nel sistema, nella fase iniziale del
processo, un’architettura applicativa “frammentata” su
più sistemi e la mancanza di copie
elettroniche dei documenti contrattuali.
Abbiamo quindi voluto
concentrarci su questo processo, automatizzandolo
completamente attraverso il workflow.
Individuate le aree critiche, cosa è successo
dopo?
Poiché si è stimato un forte incremento
dei volumi gestiti dal nostro ufficio del
DDM per i prossimi 5 anni, nei primi mesi del 2006 è stato
condotto uno studio di fattibilità per
valutare le capacità dell’ufficio
DDM di gestire volumi in costante crescita.
Era quindi
necessario incrementare lo staff o rendere
il processo più efficiente, aumentando
la produttività individuale. Si è deciso
di percorrere questa strada e sono state
identificate aree di miglioramento per
realizzare una soluzione da implementare
in tempi brevi. DocFlow ha interpretato
le nostre esigenze e ci
ha proposto di adottare
un prototipo basato sulle nostre esigenze. Quello che viene definito il ‘prototipo incrementale’?
Esatto.
DocFlow ci ha presentato la simulazione di
un processo, nello specifico
il processo di due diligence che poteva
essere gestito attraverso
il workflow. E questo è stato l’elemento
vincente che ci ha permesso di riscontrare co¬me
le nostre criticità potessero
essere risolte, adottando un workflow.
Come è nata l’esigenza
di gestire questa fase in outsourcing?
Sviluppare funzionalità tipiche di un sistema
di workflow avrebbe comportato un dispendio di tempo
insostenibile. Anche questo è stato un driver
che ci ha spinto ad adottare un sistema acquisito
all’esterno, con funzionalità intrinseche
nell’applicativo e che non richiedono
sviluppi ulteriori. La soluzione adottata è andata
poi a integrarsi con un’altra appli¬cazione
sviluppata internamente. Ne è risultata una
soluzione che abbiamo chiamato “Validation
Tool”, ovvero un workflow che dialoga
con un applicativo sviluppato in Java
in architettura
Soa. E il grande valore di questo tipo
di soluzione è proprio
l’integrabilità e la possibilità di
dialogare con altre soluzioni applicative già in
funzione nella Banca. Possiamo
entrare nel dettaglio dell’applicazione?
Abbiamo
automatizzato tutto il processo. Dal momento
in cui il cliente decide di aprire
una relazione
con UBS, dall’inserimento dei dati anagrafici
nei nostri sistemi gestionali alla firma del
contratto, la documentazione viene prodotta
in automatico attraverso la nuova applicazione,
il Validation tool, che consente un controllo
automatico sul¬la consistenza dei dati, una
gestione automatica dei processi autorizzativi
(la due diligence dei
clienti), la compilazione automatica, stampa
dei documenti e il monitoraggio automatico
dello stato dei documenti e dei conti (Business
Process
Monitoring). La funzionalità di Optical
Archiving, infine, consente di archiviare una
copia elettronica
di tutti i documenti. Un progetto che ha avuto anche un impatto sui modello
organizzativi?
Certamente:
abbiamo potuto offrire ai nostri utenti una
salvaguardia
della
qualità dei dati,
poiché abbiamo ridotto la ne¬cessità di
effettuare rework sulle pratiche riducendo
le inconsistenze tra pratiche cartacee
e dati inseriti nel sistema.
Siamo ora in grado di garantire la piena
tracciabilità di
tutta la pratica, dalla nascita fino alla gestione
ordinaria. Abbiamo cioè certificato l’informazione.
E grazie al mail alert, il siste¬ma spedisce
automaticamente delle mail per avvisare gli utenti
che sono chiamati a compiere delle attività nel
processo. Possiamo dire di avere ‘cablato il
processo’. Con la possibilità di
monitorarlo. E avere realizzato una completa cablatura
tra i sistemi ci dà garanzia di
poter controllare tutto il processo all’interno
di un unico strumento.
Quando è iniziato il progetto, e quanto tempo è stato
necessario per andare a regime?
Effettuato
lo studio di fattibilità, siamo
partiti con una prima fase a marzo e,
nell’arco
di tre mesi, abbiamo realizza¬to una prima soluzione
senza workflow, necessaria come passo preliminare
per garantire un’interfaccia web based e l’inserimento
dei data anagrafici e contrattuali del
cliente nel sistema legacy. Questa prima
fase si è conclusa
a luglio e da lì abbiamo
iniziato la fase di integrazione del
workflow. Si è poi
partiti a settembre con la fase due, dedicata all’integrazione
del workflow di Metastorm con l’applica-zione
che offriva servizi web based per poter
accedere alla gestione delle anagrafiche
sul sistema legacy. Questa seconda fase
di è conclusa
nel mese di dicembre, attraverso un piano
di rilascio graduale del nuovo strumento
a tutti
gli utenti
interessati.
Un approccio automatizzato che ha velocizzato
la fase di apertura del rapporto?
Abbiamo
superato i target che ci eravamo prefissati:
nello studio di fattibilità avevamo indicato
degli obiettivi sulla base dei quali avremmo dovuto
misurare l’efficacia del miglioramento
introdotto e i valori che si sono riscontrati
misurando poi
il processo in produzione erano migliori
rispetto ai target. I tempi di apertura
del rapporto
sono diminuiti del 55%. Un ottimo
successo.
Possiamo riepilogare i vantaggi del progetto
Validation Tool?
Migliore interazione tra i differenti
uffici, innanzitutto. Abbiamo poi liberato
risorse che si sono potute dedicare ad altre
attività, mentre prima destinavano
molto tempo ai controlli dei dati cartacei. Il sistema
garantisce una migliore qualità dei dati già nel
loro inserimento e il workflow stesso consente una
qualità di controllo molto più efficiente.
Con il risultato che il tempo per l’apertura
del conto si è ridotto. Considero un suc¬cesso
avere realizzato in cinque mesi un progetto così sfidante.
Anche grazie al team di lavoro che
si è creato
tra UBS e Docflow.
Avete progetti per il futuro?
Sicuramente.
Ora ogni volta che UBS pensa a un nuovo
pro¬dotto da offrire, questo viene inserito nel
nostro Validation Tool e si crea un’anagrafica
all’interno del sistema. Perché per
ogni prodotto è necessario produrre una contrattualistica
che richiede controlli. Il risultato? Quando un cliente
desidera attivare un nuovo servizio, l’iter
di avvio della pratica viene gestito
attraverso un workflow automatizzato.
Ci sono tantissime altre
aree che possono recuperare efficienza:
la banca ha un portafoglio progetti
corposo e ogni anno introdurremo
automazione in fun¬zione delle esigenze e delle
priorità. Possiamo dire che l’in-troduzione
del workflow in UBS è appena
iniziata. Il miglioramento della gestione porterà con
sé un aumento della clientela
e quindi un aumento dei flussi da gestire… Il
nostro obiettivo è offrire servizi a
un profilo di clientela sofisticato,
proponendo sempre
nuove soluzioni. E, con un workflow
efficiente, possiamo migliorare la gestione delle
relazioni.
Con i clienti già acquisiti
e con i nuovi che si affacciano al
mondo
UBS.
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